RADICI.
Memoria, identità e cambiamento nell’arte di oggi
A cura
di Eugenio Viola
Marina
Abramović, Jota Castro, Sam Durant, Regina Josè Galindo Carlos Garaicoa,
Alfredo Jaar, Mariangela Levita, Moataz Nasr, Giulia Piscitelli, Bert
Rodriguez, Santiago Serra
Castelbasso
(TE) Fondazione Malvina Menegaz per le Arti e le Culture
Palazzo
De Sanctis
30
giugno – 2 settembre 2012
RADICI è una mostra che prende le mosse dal
luogo per cui è stata pensata, Palazzo De Sanctis, ubicato nel cuore di
Castelbasso. Questo progetto rappresenta pienamente il senso dell’impegno della
Fondazione che lo sostiene: riscoprire, nel recupero architettonico, sociale e
culturale di Castelbasso, le sue radici, con l’obiettivo di metterle nuovamente
in relazione con i suoi abitanti e attori istituzionali.
Le radici in botanica sono propriamente
l’apparato sotterraneo di una pianta che ha la funzione di sostenerla e di
alimentarla. Per estensione il termine indica ciò da cui ha origine qualcosa,
il suo principio e allo stesso tempo la sua causa, da qui le espressioni
“andare alla radice di un problema”, o ancora “andare alla scoperta delle
proprie radici”, ovvero delle proprie origini.
La metafora delle radici attraversa tutta la
filosofia occidentale, simbolicamente da Empedocle a Deleuze e Guattari. Il primo
definisce ριζώματα (rizòmata), "radici" di tutte le cose, l’aria,
l’acqua, la terra e il fuoco, quattro elementi “immutabili ed eterni” che danno
luogo alla realtà e le conferiscono stabilità. In un contesto radicalmente
modificato, Gilles Deleuze e Felix Guattari contrappongono la concezione
rizomatica del pensiero a quella tipica della filosofia tradizionale, che
procede gerarchicamente e linearmente, seguendo rigide categorie binarie. Il
pensiero rizomatico, invece, è in grado di stabilire connessioni produttive in
qualsiasi direzione, delineando “un sistema acentrato, non gerarchico e non
significante […] definito unicamente dalla circolazione di stati”, espressione
di un pensiero connettivo che propone nuove ipotesi di collegamento tra
elementi, fenomeni e dati. Un sistema che torna prepotentemente attuale nella
società odierna, massmediatica e globalizzata.
L’immagine che oggi si può associare
immediatamente al rizoma è senza dubbio quella della rete. Si parla sempre più
spesso di società di rete o “network society”, per indicare come le modalità di
connessione orizzontale, grazie alle possibilità offerte dalle nuove
tecnologie, possano svilupparsi a scapito delle modalità organizzative
gerarchiche, in passato necessarie oltre una determinata soglia di complessità.
Nella mostra RADICI il portato della
tradizione con i suoi valori, il bagaglio culturale di cui si fa testimone, e
il passato che rappresenta, diventano fondamentali all’interno di una
narrazione visiva che va ad interagire con il presente.
Marina Abramović, Jota Castro, Sam Durant,
Regina Josè Galindo, Carlos Garaicoa, Alfredo Jaar, Mariangela Levita, Moataz
Nasr, Giulia Piscitelli, Bert Rodriguez e Santiago Sierra sono artisti diversi
per sensibilità e ricerche, interpreti paradigmatici dell’attualità e dei suoi
cambiamenti, il cui lavoro diventa rappresentativo della comprensione della
realtà e dei suoi nodi più significativi, delle sue lacerazioni e
contraddizioni.
RADICI – dichiara Eugenio Viola – indaga la
contemporaneità e il suo portato gravoso di cambiamenti sociali, economici,
culturali e politici. Esplora la ricchezza della cultura e il senso della
storia, sottolineando il cambiamento del sistema dei valori, l’attaccamento o
lo sradicamento dal territorio, l’erosione dell’eredità e alle volte il
conseguente isolamento culturale. Radici propone il lavoro di artisti che
provengono da background differenti, dotati di una capacità non comune di
concatenarsi al nostro presente, il cui lavoro si pone oltre la
rappresentazione stereotipata di nostalgia e folklore, offrendosi piuttosto
come un tentativo di giustapporre un’esperienza visiva e culturale sospesa tra
passato e presente, che chiama contemporaneamente in questione le nozioni di
memoria, identità e cambiamento.

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