TRANSIT-4
a cura
di Adriana Rispoli, Eugenio Viola, Katerina Gregos
Museo Madre, Napoli 26.05.10 | 13.09.10
State Museum of Contemporary Art, Salonicco 15.12.10 –
15.11.11
Transit 4 è quarta ed ultima tappa
dell’omonimo progetto che connette giovani artisti napoletani con artisti
provenienti da città del bacino mediorientale. Dopo l’esperienza al Cairo,
Istanbul e Tel Aviv il Madre si gemella questa volta con Salonicco attraverso
il lavoro di Eugenio Tibaldi e del duo greco Dimitri Kotsaras e Jennifer
Nelson.
Il progetto, come già sperimentato nelle
precedenti tappe, si struttura in due tempi e due spazi diversi: la prima nella
Project Room del Museo Madre dal 26 Maggio al 13 Settembre e la seconda nello
State Museum of Contemporary Art di Salonicco dal 27 Ottobre al 30 Novembre.
Esistono città che hanno destini incrociati,
luoghi posti al centro di delicati equilibri storici e politici a causa della
strategica posizione geografica. È questo il caso di Napoli e Salonicco,
entrambe crocevia di popoli e di culture, città liminali, l’una soglia sui
Balcani, snodo storico tra oriente e occidente, l’altra ultima città europea e
prima città mediterranea. Partendo da questi elementi Tibaldi organizza un
palinsesto visivo che aggrega i vari materiali prelevati dalla realtà urbana
delle due città per produrne un corpo unico, disegno finale di un percorso, di
una consapevole e lucida esperienza. Una barca bicefala, frutto
dell’ibridazione tra le tradizionali imbarcazioni delle due città: il
trechandiri greco (ma di origine ottomana) e il gozzo napoletano, diviene lo
starting point della sua ricerca socio-antropologica sulle rispettive realtà.
Una “macchina celibe” la cui doppia prua, impedendone il movimento, diviene
metafora della loro storia e dei loro destini. La stessa visione
sincretico-sintetica investe la veduta delle due città che si fonde in un
panopticon, in cui l’artista ricostruisce un immaginario skyline delle linee
costiere di Napoli e Salonicco unite senza soluzione di continuità dal porto,
“inteso come architettura del destino per entrambe le città: fonte inesauribile
di influenze culturali e campo libero per le battaglie di conquista. Il porto
come linea ipotetica in cui si fonda, e contemporaneamente si infrange, il
sogno di allargamento culturale e sociale della città” (E.Tibaldi).
Il materiale di recupero, la
decontestualizzazione degli oggetti di turno, i segni del quotidiano che
rivelano e sottolineano tutti quei sintomi selvaggi e primitivi che qualificano
l’hinterland del mondo, in cui a condurre il gioco è la presenza rettificatrice
e degenerante dell’uomo, sono gli elementi che caratterizzano la ricerca di Kotsaras
e Nelson. I due artisti propongono un’azione poetico-dimostrativa che analizza
le conseguenze dell’inquinamento e muove una critica sottile e paradossale
all’odierna società anestetizzata dei consumi. Una performance tra il serio e
il faceto adombra la catastrofe ambientale che quotidianamente portiamo avanti
con grande superficialità nelle nostre vite casalinghe, un’azione le cui tracce
residuali si accumulano progressivamente nello spazio della Project Room. Gli
artisti tentano di lasciare una traccia, un indizio per chi verrà, che tocca
una dimensione psicologica, un’istanza che si fa etica e politica. L’opera
diviene in questo modo un accadimento, una forma di riscatto che dà voce
all’ineffabile, rende tangibile l’invisibile, invita a prendere parte a un
processo di creazione di senso ponendosi oltre la rappresentazione.
La performance di Dimitri Kotsaras e Jennifer
Nelson inizierà nel II cortile del Museo MADRE alle ore 20.

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