TRANSIT-1
a cura
di Adriana Rispoli/ Eugenio Viola/ William Wells
Museo Madre, Napoli 26.03.09 | 04.05.09
The Townhouse Gallery, Cairo 24.05.09 | 24.06.09
Transit 1 è la prima tranche dell’omonimo
progetto e si disloca in due spazi e due tempi diversi: la prima tappa nella
Project Room del Museo Madre giovedì 26 marzo, la seconda al Cairo con la
riapertura della stessa mostra, negli spazi della Townhouse Gallery, il
prossimo 24 maggio.
La mostra nasce dall’incontro tra un giovane
artista napoletano Domenico Antonio Mancini e i due artisti egiziani Sherif
El-Azma e Nermine El Ansari, i quali hanno trascorso un breve periodo di
residenza a Napoli così come Mancini ha potuto realizzare al Cairo la medesima
esperienza. Le opere realizzate, tutte rigorosamente site-specific, traggono
spunto da considerazioni su realtà socio-culturali geograficamente circoscritte
che si universalizzano attivando una serie di cortocircuiti sulla storia, sul
presente e il passato con la sua pesante eredità.
I lavori, unificati concettualmente
dall’utilizzo meta-temporale del simbolo, inteso come segno analogico e
intersoggettivo che comunica per via emozionale un messaggio comprensibile alla
collettività, indagano il potere della rappresentazione attraverso i media e la
sottile linea tra reale e virtuale, soggettivo e oggettivo, presente e passato.
L’aquila, emblema del potere e del comando
attraversa tutta la storia - dall’impero romano a Saladino, dagli imperi
asburgico e zarista ai regimi totalitari - è adesso ribaltata di segno
nell’installazione di Mancini, il cui intervento si vaporizza nella mostra di
Alighiero&Boetti al terzo piano del museo, proponendo un excursus
metaforico che trae spunto dall’attitudine peregrina di Boetti e collega la sua
ricerca sull’alterità al frame teorico della Project Room. Mancini attiva
un’amara riflessione sul neocolonialismo, strisciante eredità eurocentrica
frutto di una dominazione meno palese di quella militare ma egualmente subdola.
La polisemia evocativa del simbolo atta a
superare i confini culturali, storici, sociali e linguistici torna anche nella
ricerca di El-Azma | El Ansari che giustappone allo stadio San Paolo di Napoli
il suo antecedente ideale: l’anfiteatro romano di Pompei. Due strutture
emblematiche ridotte a simulacro in un lavoro che riflette sul senso degli
eventi e sulla loro mitizzazione, sulla dislocazione temporale e la proiezione
universale di un desiderio di appartenenza ad una collettività, ieri come oggi.

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